Intelligenza artificiale a scuola
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Pensiero critico

Maurizio Sacconi
Articolo tratto da NUOVA SECONDARIA
L’eccessivo uso di strumenti di intelligenza artificiale generativa può indebolire le capacità di pensiero critico e ciò può produrre «il deterioramento delle facoltà cognitive che dovrebbero essere preservate». È quanto emerge da uno studio elaborato da ricercatori di Microsoft e della Carnegie Mellon University intitolato “L’impatto dell’IA generativa sul pensiero critico: riduzioni auto-segnalate nello sforzo cognitivo ed effetti sulla fiducia da un sondaggio di lavoratori della conoscenza”, ovvero professionisti che generano valore per un’organizzazione attraverso le loro competenze.

«Una ironia chiave dell’automazione è che meccanizzando le attività di routine e lasciando la gestione delle eccezioni all’utente umano, lo si priva delle opportunità che la routine stessa può generare per esercitare il proprio giudizio e per rafforzare la muscolatura cognitiva, lasciandolo atrofizzato e impreparato quando si presentano le eccezioni», si legge nel rapporto basato su 319 persone che hanno citato 936 esempi d’uso dell’intelligenza artificiale generativa nel loro lavoro. In generale, una maggiore fiducia nell’IA generativa è associata con un pensiero critico inferiore mentre una maggiore fiducia in se stessi è associata a un maggiore pensiero critico.
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Le conclusioni della ricerca potrebbero essere anche intuitivamente confermate e rappresentano un campanello d’allarme da non sottovalutare. Si tenga poi conto della crescente deregulation che sta investendo la evoluzione delle tecnologie intelligenti. In uno dei suoi primi ordini esecutivi il nuovo presidente degli Stati Uniti ha revocato l’atto con cui il suo predecessore imponeva agli sviluppatori di AI, prima del rilascio pubblico, di effettuare test di sicurezza secondo determinati standard e di condividerne gli esiti con il governo. E pensare che l’Europa aveva giudicato debole e tardivo l’atto di Biden.

La maggiore libertà ha subito mobilitato enormi investimenti con lo scopo di competere con la Cina che non si limita più a copiare ma, grazie allo Stato imprenditore e senza vincoli a tutela di utenti e lavoratori, sta realizzando potenti innovazioni. In questo contesto la pretesa europea di iper-regolare la materia determina solo spiazzamento del vecchio continente nella evoluzione tecnologica e perdita di competitività per l’intera economia dell’Unione. Risulta quindi evidente che anche l’Europa dovrà adattarsi ad un quadro globale caratterizzato da poche regole. Questa prospettiva esalta ancor più la necessità di rivedere metodi e contenuti pedagogici con lo scopo di rafforzare la conoscenza tecnologica e il pensiero critico umanistico delle persone.

L’istruzione, la formazione perpetua devono sostituire le regole di tutela. L’empowerment della persona può anzi risultare molto più efficace di un pesante impianto regolatorio prevenzionistico ai fini della tutela di utenti e lavoratori. Questo obiettivo non è sforzo da poco in Italia, un Paese nel quale il pensiero critico, l’assunzione di responsabilità esercitate in scienza e coscienza confliggono con un quadro normativo e giurisprudenziale che inibisce l’autonomia e la discrezionalità responsabile della persona.

La scuola può tuttavia fare molto per sviluppare queste attitudini di cui abbiamo così tanto bisogno. La stessa cultura del rischio (non dell’azzardo) deve essere recuperata nella nazione che seppe diffusamente creare imprese nella fase della ricostruzione postbellica ma che poi è stata rattrappita dalle conseguenze pervasive del colpo di Stato mediatico-giudiziario.

​Il pensiero critico, la capacità di agire senza la continua delega alle macchine anche per gli aspetti rutinari e di discostarsi dalle loro indicazioni quando ritenute irragionevoli, comportano rischi che è tuttavia possibile prevedere e contenere. Solo se siamo non solo tecnologicamente ma soprattutto integralmente formati.

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Questo articolo è tratto da NUOVA SECONDARIA
Nuova Secondaria è il mensile dedicato alla formazione culturale e professionale dei docenti e dei dirigenti della Scuola Secondaria di Secondo Grado.
Offre percorsi didattici, inserti dedicati a temi multidisciplinari, «casi» della legislazione, politiche formative e cultura professionale.

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